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Asportazione di un nevo

Metodiche > Metodiche chirurgiche

Chi si sottopone a un intervento chirurgico dermatologico tradizionale, cioè con tecnica di taglio a losanga e sutura, deve essere in buone condizioni di salute; in casi particolari può essere necessario valutare dette condizioni mediante l'esecuzione preventiva di alcuni esami del sangue (in particolare deve essere valutata la capacità di coagulazione del sangue e la glicemia, che può esporre il paziente a rischi di infezione) e, a volte, di un elettrocardiogramma, atto a svelare eventuali problemi cardiaci. La pressione arteriosa deve essere monitorata prima dell'intervento, soprattutto in persone più anziane o particolarmente emotive; a queste ultime potrebbe essere utile assumere qualche blando sedativo ansiolitico nelle 24 ore precedenti l'intervento.
Il paziente deve essere sempre sdraiato, nella posizione più consona per esporre la zona interessata dalla lesione che si vuole asportare; nel caso di pazienti particolarmente emotivi deve essere prevista la possibilità che durante l'intervento sia necessario, in caso di svenimenti, porre il paziente in posizione tale da favorire l'afflusso del sangue al capo, cioè con le gambe in alto e la testa in basso. Il paziente non deve avere in bocca ne' chewing-gum ne' caramelle.
La parte dolorosa dell'intervento sta solo nell'anestesia. Questa viene praticata sotto al nevo da asportare, mediante due o più punture praticate con ago sottile; ovviamente grande sarà la differenza di dolore a seconda della zona interessata: in linea di massima dove la pelle è più lassa e/o il sottocute spesso (natiche, dorso, addome), il dolore sarà minore che in zone più sottili (volto, mani, piedi). L'anestetico pùo essere addizionato di adrenalina, una sostanza che aiuta a diminuire il sanguinamento al momento del taglio; in pazienti con ipertensione arteriosa non è però possibile utilizzarla, a causa di possibili crisi ipertensive immediate. L'anestesia può essere preceduta, se la zona è lontana dal volto, dallo spruzzo di una sostanza blandamente anestetizzante, il cloruro d'etile, che aiuta a sentire meno la puntura dell'ago.

Una volta praticata l'anestesia, la zona deve essere sterilizzata mediante applicazione di soluzioni antisettiche e isolata da un telo sterile forato, al centro del cui foro, di una decina di centimetri, deve stare la lesione da asportare. In questo modo tutto il campo operatorio è sterile, e il dermo-chirurgo ha a disposizione una zona ampia per poter lavorare senza contaminazioni esterne.

Il taglio viene effettuato seguendo i contorni di una losanga di cute che comprende, in maniera più o meno ampia, la intera lesione; la scelta del taglio a losanga è quello che più facilmente consente poi la sutura lineare della ferita. Man mano che si procede nel taglio si rende necessario coagulare la zona tagliata, per lo più mediante l'uso di un diatermocauterio (bisturi elettrico) che possa coagulare i vasellini più piccoli che vengono tagliati; in caso di vasi più grossi è necessario suturarli con punti riassorbibili (catgut), che si lasceranno quindi dentro la ferita e verranno "digeriti" col tempo dalla pelle stessa.

Asportata la losanga, e praticata una buona emostasi della ferita (non deve più sanguinare) si può procedere alla sutura. La metodica di sutura più comune è quella a punti staccati, ovverosia un punto dopo l'altro, a distanza di pochi millimetri. A seconda della zona e della grandezza della losanga la sutura sarà più robusta o più leggera, in funzione del numero di punti di sutura e del calibro del filo utilizzato. Il viso richiede punti ravvicinati con filo molto sottile (4/0 o 5/0, i più sottili), in zone meno delicate ma con maggior tensione, per esempio il dorso, i punti saranno maggiormente distanziati ma con suture più spesse (2/0, 3/0).

Chiusa la ferita, la medicazione va applicata, sterile, sulla ferita ulteriormente disinfettata. I punti andranno rimossi, a seconda della sede interessata, in un periodo variabile tra 5 e 15 giorni, essendo più lunghi gli intervalli necessari a rimuovere le suture di zone ad alta tensione (piede, dorso). La rimozione della sutura è solitamente indolore

D. :  I punti si riassorbono da soli ?
R.:   No, i punti riassorbibili si usano solo per suturare le ferite profonde prima della sutura esterna sulla pelle. Quelli che si vedono da fuori vanno comunque rimossi.

D. :  Perchè quando mi hanno operato di appendice mi hanno levato i punti dopo 4 giorni e per un nevo sono necessarie due settimane ?
R.:  Un intervento chirurgico addominale richiede una ferita, sulla pelle, che viene richiusa esattamente tra gli stessi lembi di cute che sono stati tagliati. Nel caso di un nevo viene invece asportata una parte di pelle che mancherà al momento della sutura: da qui la maggior tensione che ne deriva, e quindi il maggior tempo necessario e che la pelle riacquisti la sufficiente elasticità.

D.: Che cosa non posso fare mentre ho i punti ?
R.: Non si può ovviamente bagnare la zona interessata, e quindi la doccia non è consentita, se non coprendo la ferita, solo per il tempo necessario, con cerotti specifici a tenuta d'acqua; non si può praticare attività fisica che comporti sudorazione, e soprattutto tensione muscolare nella zona interessata.

D. : Fa male levare i punti ?
R. : Normalmente non si tratta di una azione dolorosa.



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